Cassano in pillole

CASSANO D’ADDA E PARCO IN PILLOLE

Origini

Intorno all’origine romana di Cassano si sono avanzate varie ipotesi. Resti che testimoniano la sua presenza ai tempi dei Romani sono alcune tombe trovate presso la cascina Porra e Porretta, risalenti al IV secolo dopo Cristo. Si sostiene che tutta la nostra zona agricola sia stata assegnata ai soldati della legione di Cassio. La Martesana, che è il nostro territorio, trae la sua denominazione da Campo di Marte. Da Cassio deriva il nome di Cassano. Una strada antichissima congiungeva Venezia con l’Insubria passando da Cassano d’Adda. Tra leggende e storia abbiamo la costruzione dell’oratorio di S. Dionigi nel quarto secolo.

Introduzione storica

Posto sulla riva destra dell’Adda, Cassano fa partedella provincia di Milano, da cui dista circa trenta chilometri. Il Naviglio della Martesana, inaugurato nel 1457, lo confina a nord, costituendo un importante mezzo di comunicazione congiungente il paese al capoluogo lombardo. La storia cassanese risente di questa importante caratteristica, lo testimoniano diverse ville ( Borromeo, Brambilla….) di auguste famiglie che da Milano si trasferivano a Cassano per trascorrere la villeggiatura, fino ad essere sede definitiva. A sud-est corre la Muzza, fatta costruire col duplice scopo di proteggere l’antico castello, monumento più antico, e portare in quel di Lodi l’acqua necessaria per l’ospedale. Né e da escludere la presenza del lago Gerundo, che già ai tempi di Teodosio si cominciava a prosciugare ed oggi è definitivamente scomparso.

Terra ricca di corsi d’acqua, fertile e ridente, quindi meta di battaglie a scopo di conquista. Punto strategico di rilevante importanza in tutti i tempi, fin da quello dei Cartaginesi. In origine il nome era semplicemente Cassano, probabilmente derivante dal nome gentilizio romano ” Cassius “. E’ probabilmente, lo stesso Cassiciacum luogo della conversione di S. Agostino. Certo è che la prima volta che appare il suo nome su un documento scritto è nell’anno 877, nel diploma di Carlomanno. Famoso per le tante battaglie combattute al valico sull’Adda che divideva il ducato di Milano dalla Repubblica Veneta.

Da Cassano passarono il Barbarossa (1158), Ezzelino da Romano (1259), Eugenio di Savoia (1705), il generale  Suwarov (1799). Qui soggiornarono Napoleone, in villa Borromeo, e in Villa Brambilla, Napoleone III, prima della battaglia di Solferino. Il suo castello era residenza degli arcivescovi di Milano fino al 1311 poi passò ai Visconti e, quindi, agli Sforza. Divenne feudo dei D’Adda, dei Castaldo, dei Bonelli e ritornò ai D’Adda. Con la rivoluzione industriale, per le sue caratteristiche fluviali, per la vicinanza di Milano, Cassano viene individuata come sede ideale di un stabilimento del Linificio Canapificio Nazionale, che tuttora esiste, seppure in forma assai limitata rispetto agli anni in cui la vita economica locale era legata solo al Linificio, unica industria. Ora il tessuto industriale è ricco, con prospettive di ulteriore incremento. Attualmente gli abitanti sono oltre 16.700; due le frazioni che fanno capo: Cascine S. Pietro e Groppello d’Adda.

Per chi giunge da Treviglio, per dirigersi verso Milano, Cassano appare in alto, maestoso su di un promontorio, che è la parte più antica, che ospita le più antiche abitazioni. Cassano è ricco di chiese: Prepositurale, S. Dionigi, S. Ambrogio, S. Antonio, S. Aquilino, S. Pietro, Cristo Risorto e Annunciazione, due parrocchiali a Groppello e l’oratorio di S. Antonio, tutte significative per opere d’arte. Numerosi sono anche i palazzi e le ville: D’Adda, Brambilla, Oratorio, degli arcivescovi a Groppello. Il territorio comunale è diviso in ben cinque parrocchie di cui quattro di giurisdizione del vescovo di Cremona e la quinta della diocesi di Milano. Cassano è sede delle carceri, dell’Ospedale, di un liceo scientifico e della caserma dei Carabinieri.

L’Ecomuseo e i suoi Comuni

La nascita dell’Ecomuseo Adda di Leonardo come oggi lo conosciamo va ascritta al Comitato Rotariano per il Restauro delle Chiuse dell’Adda, che per primo mise in luce il valore universale dei luoghi e avanzò l’idea di un loro recupero.

Con il sostegno della Regione Lombardia, la proposta ha conseguito l’autorevole riconoscimento dell’Unione Europea che, nel quadro del Programma Terra, l’ha inclusa nel progetto Canaux Historiques – Voies d’Eau Vivantes. Il 4 novembre 2006 si è costituito l’Associazione Ecomuseo Adda di Leonardo formata dal Parco Adda Nord e da 10 Comuni (da nord a sud): Imbersago, Villa d’Adda, Robbiate, Paderno d’Adda, Cornate d’Adda, Trezzo sull’Adda, Vaprio d’Adda, Canonica d’Adda, Fara Gera d’Adda, Cassano d’Adda.

L’Ecomuseo è un museo a cielo aperto che si sviluppa seguendo il medio corso dell’Adda in territorio lombardo. Un territorio di grande interesse ambientale e richiamo grazie al notevole patrimonio artistico e culturale dei Comuni che compongono l’Associazione Ecomuseo Adda di Leonardo.

La Flora

Nella parte settentrionale dell’Ecomuseo prevalgono ontani, robinie, il salice bianco, il pioppo nero, spesso affiancati da sambuco, corniolo, nocciolo, ginestra e sanguinello. Ai visitatori e agli studenti delle scuole vengono proposti itinerari e suggerimenti per scoprire, lungo il percorso, i fiori e le erbe che qui crescono, per cercare di distinguerle nel loro ambiente naturale. In località Alberone – Mulini di Sotto, (comune di Villa d’Adda) si trova l’osservatorio ornitologico che permette di ammirare le numerose specie di uccelli che vivono sul fiume e nella palude raggiungibile tramite una passerella in legno o un sentiero botanico che si snoda nell’ambiente palustre a diretto contatto con la natura e le piante tipiche della zona. L’Ecomuseo Adda di Leonardo ospita una serie di diversi habitat naturali che, con rispetto, possono essere visitati da tutti anche da famiglie con bambini. Ambienti boscati e zone umide, caratterizzati dalla vicinanza con il fiume.

La Fauna

Molti gli abitanti del fiume e delle sue rive. Non mancano i maestosi cigni, numerose sono le cornacchie grigie, folaghe e, specialmente nel naviglio in secca, si affollano i gabbiani comuni. Negli ultimi anni è sempre più facile avvistare l’airone bianco maggiore e le garzette. Capita abbastanza spesso di avvistare anche il nibbio (rapace di discrete dimensioni, abile predatore che si ciba soprattutto di pesci e roditori). Nelle zone boscate si possono incontrare mammiferi come il moscardino (un roditore) e il simpatico riccio insettivoro con abitudini prevalentemente notturne. L’Adda è ancora oggi un fiume abbastanza ricco di ittico fauna nelle cui acque è facile trovare il pigo cavedano, il persico sole (conosciuto anche come ‘gobbo’), il vairone, il luccio, la carpa, la tinca e la più rara trota marmorata. Nell’aria lievi volano le farfalle e, spesso librandosi a pelo dell’acqua, le stupende libellule. Numerosi sono gli uccelli acquatici: folaghe, svassi, germani reali, tuffetti e airone cinerino.

 

BENI ARTISTICI – CULTURALI – INDUSTRIALI

Cassano d’Adda

Una visita di Cassano parte dal suo castello che, maestoso, domina l’argine del canale Muzza e che, con una sola torre, nessun bastione, nessun fossato, parla di una plurimillenaria storia di rimaneggiamenti.

Anche se non si conosce l’anno di costruzione, è certo che nell’anno 887 accolse il tedesco re Carlomanno. Qui ebbero residenza gli arcivescovi di Milano, i Visconti, gli Sforza, i Veneziani, gli Spagnoli, i marchesi Castaldo, Bonelli e i D’Adda.

La chiesa prepositurale, con facciata settecentesca ha un interno da cattedrale: per la vastità, le solenni linee architettoniche, l’unica navata con soffitto a botte e tre cupole, il solenne presbiterio elevato da gradinata, la decorazione di stucchi e affreschi del Miolato (1935-1942). Nei catini dell’abside c’è il polittico del Fasolo del 1516; in una cappella c’è il gruppo marmoreo della Madonna di Caravaggio di scuola fantoniana del 1749;il coro ha pannelli intagliati dai Cavana per la leggenda di S. Marta. Il campanile quadrangolare, alto 42 metri, eretto da Regina delle Scala, è monumento nazionale.

Il Cinquecento ha un esemplare nella ex chiesa parrocchiale dedicata a S. Maria Nascente di Groppello, consacrata dallo stesso S. Carlo Borromeo nel 1584. Del Seicento è l’oratorio di S. Ambrogio al cimitero: ristrutturazione di un edificio sacro citato in un diploma di Carlomanno nell’877. In buone condizioni è la grande villa che gli arcivescovi man mano hanno completata da quando, nel 1160, scelgono Groppello per la villeggiatura autunnale. Le riforme maggiori furono operate da Federico Borromeo e dal Cardinal Monti nel 1650. Nel parco della villa sorge l’oratorio di S. Antonio da Padova affrescato dal Fiamminghino. L’oratorio di S. Dionigi, costruito, secondo la leggenda, da S. Barnaba e sepolcro dell’arcivescovo precedente S. Ambrogio, è documentato dal 1206; la sua ricostruzione è del 1596 con tutti gli elementi suggeriti dalla Controriforma.

Merita una visita per i due cicli di affreschi nell’abside del presbiterio e nei riquadri delle pareti perimetrali. Nel Seicento e Settecento molte nobili famiglie milanesi scelgono Cassano per la villeggiatura. Sorgono così numerose ville, tutte incorniciate da parchi e giardini, in posizione panoramica.

L’attuale oratorio maschile già palazzo Benzi, Della Somaglia, Brambilla, è affrescato nel 1694 dal Mariani e da Francesco Anguiano. Ma le due ville più celebri sono quelle D’Adda-Borromeo- Laboni e Brambilla.

Villa Borromeo, elegante edificio settecentesco, è un gioiello del neoclassicismo lombardo, opera di Francesco Croce (1768) modificata dal Piermarini (1781).

Villa Brambilla sorge sulla precedente villa Rosales, trasformata nel 1770 da Giuseppe Pezzoli. Interessanti sono anche casa Pecchi; casa Villa con giardino sulla Muzza raggiungibile per sottopassaggio; casa Mauri, già albergo della Gran Bretagna; casa Milani dei castellani del borgo; palazzo Berva ottocentesco; villa Gabbioneta del 1898 e le tre ville della bella époque: Maroni, Gavazzi, Ponti (ornate delle colonne del lazzaretto di manzoniana memoria), tutte con parco. Il portone del “Ruscett” da circa tre secoli separa la piazza principale dal vecchio villaggio fortificato. La sua storia risale al 1764 quando il Procuratore generale del feudo cassanese Cesare Somazzi fece demolire il vecchio portone, millenaria eredità medievale. Tutto intorno alla cittadina si incontrano vasti cascinali, che parlano di civiltà e operosità contadina, dove l’arte al servizio dell’utile e dell’essenziale non concede spazio se non ai tabernacoli delle Madonne.

Uno scrigno d’Arte

L’Ecomuseo Adda di Leonardo ospita dei veri tesori d’arte. L’elenco, interessante e quanto mai variegato, offre diversi spunti per visite approfondite dedicate all’arte e ai suoi interpreti che in questo territorio hanno vissuto, soggiornato o lavorato. A Canonica d’Adda, dove è nato il pittore Natale Riva (1835-1895) poi vissuto a Vaprio, vi è un suo lavoro sulla volta della navata centrale della parrocchiale (1888). Vi sono all’interno due ottime statue lignee settecentesche raffiguranti la ‘Madonna del Rosario’ (che si festeggia la prima domenica di ottobre) e un S. Carlo Borromeo. Vi sono inoltre tele del ’600 tra cui un ‘Cristo Crocefisso con la Madonna e San Giovanni’ e un ‘San Giovanni a Patmos’. Cassano d’Adda può vantare molte opere di notevole interesse architettonico e pittorico iniziando dal neoclassico palazzo Borromeo progettato a metà Settecento da Francesco Croce, venne riformato nello stile attuale (1781) dal Piermarini. La parrocchia con il polittico di Bernardino Fasolo (1517). Il vetusto campanile fatto edificare da Regina della Scala, moglie di Bernabò Visconti. Il castello visconteo in ultimazione di restauro che ha restituito notevoli affreschi. Nella chiesa di S. Dionigi notevoli affreschi dei Fiamminghini (1599). Nella frazione di Groppello nell’oratorio di S. Antonio l’interno è completamente affrescato dai Fiamminghini. Nella parrocchiale in deposito da Brera due opere notevoli: una ‘Natività della Vergine’ di Claudio Ridolfi (1570-1644) e una ‘Predica del Battista’ di Livio Agresti detto il Ricciutino (1508 circa – 1580). A Fara Gera d’Adda la basilica Autarena eretta attorno all’anno 585. Sull’area della vecchia parrocchiale dedicata alla S. Croce e a S. Alessandro venne edificata dal 1760 al 1774 la chiesa attuale su progetto dell’architetto Masnaghi di Ponte S. Pietro. La facciata è del 1805. Le statue sovrastanti il timpano, ispirate ai modi di Anton Maria Pirovano, raffigurano l’Immacolata, San Giovanni Battista e San Alessandro. All’interno, degni di menzione, i quattro evangelisti affrescati nei pennacchi della cupola, nel 1795, e le decorazioni nelle due torri minori del quarto decennio del Novecento opera di Pietro Cortelezzi. Nel cimitero la famosa ‘Cappella dell’Angelo’, tanto amata dai faresi, l’affresco del 1883 e opera del pittore Natale Riva da Vaprio. Rilevante la Villa Castelbarco Pindemonte con cospicuo giardino. A Trezzo sull’Adda, presso la Villa Comunale (sede anche della biblioteca comunale), sono conservate delle opere pittoriche molto importanti, recentemente sottoposte ad accurati restauri, come l’imponente tela (6×2 m) de ‘L’Edipo’ di Giuseppe Bossi, artista neoclassico milanese, ‘La Madonna con bambino’ di scuola leonardesca e le due tele ‘Maddalena’ e ‘Andromeda alla scoglio’ di Agostino Comerio, nonché due Marine della seconda metà del Settecento di scuola piemontese. Nella Chiesa SS. Gervasio e Protasio da segnalare il meraviglioso Cristo Risorto del ciclo di affreschi dell’abside ritratto in un’attitudine danzante davvero inedita, attribuito recentemente a Bernardino Luini. A Vaprio d’Adda l’arte si è espressa con propri rappresentanti ed è stata oggetto di ispirazione per artisti venuti da fuori. Tra i primi la famiglia Zenoni che attraverso più generazioni ha operato tra il 1426 e il 1516 circa. Tra i più noti il capostipite Giovanni (el fra’ de Vaprio), i figli Costantino e Agostino. Poi nel ’500 Francesco Melzi l’allievo prediletto ed erede di Leonardo da Vinci. Nell’Ottocento il pittore Natale Riva. Tra gli artisti ispiratisi al paesaggio vapriese, Leonardo da Vinci, Gaspar von Wittel e Bellotto. Notevole a Vaprio la romanica chiesa di S. Colombano ricca di rilievi scultorei. Villa d’Adda. La quattrocentesca chiesa di S. Giovanni, consacrata nel 1397, è stata abbandonata nel 1755 (quando sorse nel centro del paese la nuova parrocchiale).

Santuario di Concesa alla Divina Maternità di Maria S.S.

Nel XII sec Concesa era un castello arroccato a picco sul fiume, alcune case padronali, una chiesa parrocchiale (1155) dedicata alla Vergine Assunta e un Oratorio dedicato a S. Nazario. Nel 1520 viene inaugurata la nuova parrocchiale sorta sulle rovine di queste strutture. Dopo alterne vicende, per volontà del cardinale Cesare Monti, da una cappelletta, sorta per devozione alla Madonna attorno a una fonte miracolosa, nasce il Santuario dedicato alla Divina Maternità di Maria S.S. (1641) e affidato all’Ordine dei Carmelitani Scalzi di Santa Teresa.

Santuario Madonna della Rocchetta

Fra la Conca delle Fontane e la Conca Grande, nel tratto in cui il percorso perde di vista il fiume per costeggiare il canale un tempo utilizzato per la navigazione dal lago di Lecco all’Adriatico, si giunge al santuario della Madonna della Rocchetta. In prossimità dello Stallazzo ha origine la ripida scalinata che porta al santuario e da cui si può posare lo sguardo sui luoghi cari alla memoria di Leonardo. Si ricorda che la suggestività di questo tratto di fiume è stato di ispirazione al genio per gli sfondi di opere quali la Gioconda e la Vergine delle Rocce.

A Imbersago è famoso il santuario della Madonna del Bosco, opera del XVII sec. voluta dal cardinale Cesare Monti su disegno di Carlo Buzzi. Notevole all’interno, nella cappella a sinistra, ‘La deposizione’ di Giulio Campi, dove il pittore lascia il suo autoritratto nella figura del frate a sinistra. All’esterno, in cima alla scalinata, domina l’enorme statua (4 metri) di papa Giovanni XXIII opera di Enrico Manfrini.

Le centrali idroelettriche

La storia racconta che, agli albori dell’era industrializzata, l’uomo si affacciò con la realizzazione di edifici, come i mulini, che gli consentirono di produrre ad esempio farine in quantità superiori a quelle di un fabbisogno familiare, in grado di soddisfare le necessità di una comunità o dar vita a commerci. Molti di questi edifici, in particolare proprio i mulini, si trovavano presso fiumi o torrenti per poter sfruttare la forza motrice dell’acqua. Lungo le sponde, sia milanese sia bergamasca, dell’Adda ce n’erano diversi, oggi non ne rimangono che poche rovine. Il passo successivo fu la realizzazione di piccole centraline per la produzione idroelettrica. Poi fu la volta delle centrali idroelettriche che sono state il motore dell’economia lombarda all’inizio del Novecento e che, sfruttando la forza dell’acqua del fiume, la trasformavano in energia. Furono così realizzate la diga di Robbiate e le centrali Bertini, Taccani ed Esterle. Queste ultime, sono considerate dei ‘fossili viventi’, ma anche splendidi edifici che raccontano una storia ormai più che secolare. Raccontano il rapporto tra l’acqua e l’uomo.

Gli anni delle centrali

1898 – Centrale Bertini (Edison)

1906 – Centrale Taccani (Enel)

1914 – Centrale Esterle (Edison)

1920 – Centrale Semenza (Edison)

1947 – Centrale Italcementi a Vaprio d’Adda

Nate per l’industria tessile (linifici) sono da ricordare anche le centraline di:

1895 – Fara Gera d’Adda

1909 – Crespi d’Adda

1928 – Cassano d’Adda

I navigli, le conche

L’Adda con il naviglio di Paderno, il naviglio Martesana, e i canali (Vailata, Retorto e Muzza) sono delle vere e proprie opere d’arte. Il primo ‘dipinto’ dalla natura, gli altri ‘scolpiti’ dall’uomo.

I navigli, in particolare, furono realizzati per completare le vie d’acqua che portavano fino al capoluogo lombardo.

Alla fine del XVI sec l’Adda assunse notevole importanza in quanto consentiva il trasporto di merci (carbone, legno, olio) che arrivavano dal lago di Como per essere portate, attraverso il fiume e il naviglio fino alla città di Milano.

Ma tutti i canali artificiali hanno avuto e hanno un altro ruolo importantissimo per l’economia del territorio lombardo: portare acqua ai campi e rendere più fertili le campagne coltivate.

Il naviglio di Paderno. Gioiello di ingegneria idraulica, il naviglio di Paderno fu costruito nel 1777 per superare quel tratto dell’Adda che scorreva con troppa pendenza (27,5 m di pendenza in poco meno di 3 km, superati con la realizzazione di sei chiuse) e troppi scogli per poter essere navigabile.

Il naviglio Martesana Il naviglio ‘piccolo’ o della Martesana nacque per “muovere macine, torchi d’olio, filatoi, cartiere” e per irrigare la Bassa milanese. La sua costruzione iniziò nel 1447, ma solo nel 1497 si congiunse alla cerchia interna dei navigli di Milano permettendo di collegare il lago di Como con il capoluogo lombardo.

Una curiosità: i barconi per arrivare a Milano sfruttavano la corrente dell’acqua, quando partivano dal capoluogo per risalire la corrente, erano trainati da cavalli che percorrevano l’alzaia ed impiegavano 12 ore per giungere a Trezzo sull’Adda.

Un’altra curiosità: Le conche di navigazione, che si succedono da Paderno a Porto d’Adda e realizzate su progetto di Leonardo da Vinci, furono inaugurate nel 1777 (sotto il dominio di Maria Teresa d’Austria).

 

Il villaggio operaio di Crespi d’Adda (Sito del Patrimonio Mondiale UNESCO)

Il valore e la storia

“Tutto ebbe inizio quando due capitani d’industria illuminati – Cristoforo Benigno Crespi e il figlio Silvio Benigno – vollero costruire sulle rive dell’Adda un villaggio ideale del lavoro, un piccolo feudo dove il castello del padrone fosse simbolo sia dell’autorità sia della benevolenza, verso gli operai e le loro famiglie.”

Il Villaggio di Crespi d’Adda è certamente la più importante testimonianza in Italia del fenomeno dei villaggi operai: ha costituito una delle realizzazioni più complete ed originali nel mondo e si è conservato perfettamente integro – mantenendo pressoché intatto il suo aspetto urbanistico e architettonico.

Crespi d’Adda è un autentico modello di città ideale; un interessantissimo, quasi perfetto, microcosmo autosufficiente dove la vita dei dipendenti, insieme a quelle delle loro famiglie e della comunità intera, ruotava – in un piano ideale di ordine e di armonia – attorno alla fabbrica; una città-giardino a misura d’uomo, al confine tra mondo rurale e mondo industriale. Crespi d’Adda: realtà o metafora? Comunque sia ha costituito un polo di progresso industriale, abitativo e sociale, le cui soluzioni rappresentano ancor oggi un prezioso modello di riferimento.

La storia

Fabbrica e villaggio di Crespi d’Adda furono realizzati a cavallo tra Otto e Novecento dalla famiglia di industriali cotonieri Crespi, quando in Italia nasceva l’industria moderna.

Era questa l’epoca dei grandi capitani d’industria illuminati, al tempo stesso padroni e filantropi, ispirati a una dottrina sociale che li vedeva impegnati a tutelare la vita dei propri operai dentro e fuori la fabbrica, colmando in tal modo i ritardi della legislazione sociale dello Stato stesso.

L’idea era di dare a tutti i dipendenti una villetta, con orto e giardino, e di fornire tutti i servizi necessari alla vita della comunità: chiesa, scuola, ospedale, dopolavoro, teatro, bagni pubblici… Nato nel 1878 sulla riva dell’Adda, in provincia di Bergamo, anche questo esperimento paternalista ebbe inesorabilmente termine – alla fine degli anni Venti – con la fuoriuscita dei suoi protagonisti e a causa dei mutamenti avvenuti nel XX secolo.

Oggi il villaggio di Crespi ospita una comunità in gran parte discendente degli operai che vi hanno vissuto o lavorato; e la fabbrica stessa è rimasta in funzione fino al 2004, sempre nel settore tessile cotoniero.

L’idea sociale

A proposito di Crespi d’Adda va sfatata l’idea, ora ricorrente, che i Crespi avessero studiato un minuzioso piano di controllo, pubblico e privato, dei loro operai e che, di conseguenza, localizzazione e struttura del villaggio non farebbero che rispecchiare un tale tentativo di controllo, paternalistico e asfissiante. Era inteso e perseguito invece l’obbiettivo “illuministico” di realizzare un punto d’incontro ottimale tra le esigenze dell’impresa e quelle del lavoratore.

Teorizzatore e propugnatore appassionato d’una idea sociale dalla connotazione manageriale tipicamente lombarda fu Silvio Crespi (1868-1944), imprenditore e uomo politico, figlio primogenito di Cristoforo. Il suo pensiero, ribadito e puntualizzato in molti interventi alla Camera dei deputati, era già compiutamente espresso, quando era presidente dell’Associazione Cotoniera di cui era cofondatore, nella sua opera giovanile: “Dei mezzi di prevenire gli infortuni e garantire la vita e la salute degli operai nell’industria del cotone in Italia” (U. Hoepli, Milano 1894).

Scriveva allora Silvio Crespi: “Grave è la questione degli infortuni in Italia, specialmente nella filatura del cotone; e quando gli imprenditori di una grande industria avranno applicato tutti i mezzi suaccennati per prevenire e attutire gli effetti degli infortuni, avranno compiuto un sacrosanto dovere, ma saranno ancora ben lungi dall’aver riconosciuto e soddisfatto a tutte le responsabilità che loro spettano. L’uomo, creatura essenzialmente libera, amante d’aria e di luce e bisognosa di svilupparsi al sole nel salutare travaglio della sua genitrice, la terra, è costretto invece dalla civiltà ad accomunarsi con altri suoi simili, fino a diventare un semplice organo di una macchina enorme, a servire soltanto come un ingranaggio. La grande industria è dunque contraria alla natura umana, al suo sviluppo fisico… La responsabilità di quegli imprenditori è dunque incalcolabile, come immensa la latitudine del loro dovere, il quale consiste nel conciliare le necessità dell’industria colle esigenze della natura umana, in modo che i progressi dell’una non siano mai per inceppare lo sviluppo dell’altra.”

L’abitazione confacente è una esigenza fondamentale. L’industriale deve fare di tutto affinché il suo dipendente possa essere messo in grado di soddisfarla. L’apporto del datore di lavoro è un dovere di coscienza umana e civile. Tali sono i criteri che hanno condotto la sua famiglia a realizzare un villaggio operaio.

Il Crespi conclude la sua perorazione dicendo: “Ultimata la giornata di lavoro, l’operaio deve rientrare con piacere sotto il suo tetto: curi dunque l’imprenditore che egli vi si trovi comodo, tranquillo ed in pace; adoperi ogni mezzo per far germogliare nel cuore di lui l’affezione, l’amore alla casa.. Chi ama la propria casa ama anche la famiglia e la patria, e non sarà mai la vittima del vizio e della neghittosità. I più bei momenti della giornata per l’industriale previdente sono quelli in cui vede i robusti bambini dei suoi operai scorrazzare per fioriti giardini, correndo incontro ai padri che tornano contenti dal lavoro; sono quelli in cui vede l’operaio svagarsi ed ornare il campicello o la casa linda e ordinata; sono quelli in cui scopre un idillio o un quadro di domestica felicità; in cui fra l’occhio del padrone e quello del dipendente, scorre un raggio di simpatia, di fratellanza schietta e sincera. Allora svaniscono le preoccupazioni di assurde lotte di classe e il cuore si apre ad ideali sempre più alti di pace e d’amore universale.”

1 comment

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  1. tbraga

    Bravi, un bel mix per attirare il visitatore curioso e dinamico e le famiglie con bambini. Ora mancherebbe proprio un’area sosta….

  1. Casscamper.it » Cassano in pillole

    […] Cassano in pillole […]

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